Tante le buone ragioni per votare "SI" il 5 ottobre a Vicenza

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referendum vicenzaRivolgiamo anche un pressante invito a tutti perchè ciascuno scriva ad amici o parenti che avesse a Vicenza, o a vicentini che si trovino altrove (come facevano gli americani con gli italiani nelle elezioni del 1948) perchè tutti gli elettori vicentini vadano il 5 ottobre a votare per la consultazione popolare coraggiosamente indetta dal sindaco e dal consiglio comunale di Vicenza per esprimere la propria volontà in ordine alla base nucleare americana che si sta per costruire nella città. In Italia nessuno ne sa nulla perchè la politica e i media l'hanno presentato come un problema urbanistico: in realtà si tratta di costruire in mezzo alla città e in mezzo al nostro Paese una base per la 173^ brigata di attacco airborne, gruppo aviotrasportato americano "strumento del piano di dissuasione e ritorsione nucleare denominato 'Punta di diamante' ". E ciò vent'anni dopo la rimozione del muro di Berlino e quando la candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti dichiara che la nuova amministrazione  sarebbe pronta a fare la guerra alla Russia. Il 5 ottobre a Vicenza si vota per un quesito, perfettamente costituzionale, per l'acquisizione di quell'area al comune onde destinarla ad usi civili di interesse collettivo. E' un passaggio politico importantissimo e di alta dignità politica, che va sostenuto come cosa che riguarda tutti. Non a caso nel suo sconfinato amore per la democrazia il presidente Berlusconi ha scritto una lettera intimidatoria al sindaco di Vicenza, ingiungendogli di disdire la consultazione popolare, che invece si farà. Vi preghiamo di far girare questo appello su tutte le nostre reti.

 

Tante le buone ragioni per votare "SI" il 5 ottobre: eccone alcune

La tabella costi/presunti benefici

Se la nuova base militare destinata a Vicenza fosse alimentata da energie rinnovabili, costruita con materiali ecologici e perfettamente coibentata, avremmo un bel po’ di problemi in meno. Potremmo parlare “solo” di guerra, meccanismi di ordine mondiale, progetti di dominio territoriale…
Ma le cose non stanno così e il discutibile fine della “Ederle 2” va a braccetto con il suo cattivo funzionamento. Quest’ultimo, però, non si presta ad ogni tipo di idea, opinione, ideologia o teoria. Si tratta di cifre: dati scritti per mano americana e rilevazioni di esperti italiani mai smentite dai colleghi statunitensi. E se questa è la realtà, allora diamo un po’ i numeri!
Facciamolo con ordine, esaminando punto per punto ciò che servirebbe per la nuova base USA, come hanno fatto i tecnici del movimento No Dal Molin.
Elettricità: l’allacciamento della corrente elettrica costerebbe 9.360.000 euro, di cui poco più di un quindicesimo pagato dagli statunitensi, tutto il resto (8.730.000 euro) dall’AIM, ovvero da noi vicentini. Inoltre, le basi USA acquistano l’energia elettrica in esenzione di tasse e con tariffe agevolate.
Fognature: l’allacciamento alla rete fognaria costerebbe ancora di più e sarebbe interamente a carico di AIM, cioè di noi vicentini. In aggiunta, i costi per l’utilizzo del depuratore (oltre 500.000 euro annui) se li aggiudicherebbero i vicentini, di nuovo.
Acqua: la nuova base USA ha chiesto da un minimo di 60 ad un massimo di 260 litri/secondo. AIM oggi può servire 7 litri/secondo e con una nuova linea potrebbe arrivare a 30. La quantità d’acqua richiesta è troppo onerosa per la nostra falda acquifera. Senza contare che i costi, circa 350.000 euro, sarebbero sostenuti dai vicentini tramite AIM.
Gas: lo fornirebbero AIM-AMCPS, usando le tasse dei vicentini.
Telefonia: idem
Immondizie: allo smaltimento di rifiuti e immondizie provvederebbe ancora AIM.
Strade: alla manutenzione delle strade ci penserebbe invece AMCPS, ma poco cambia perché la paghiamo sempre noi vicentini con le tasse.
Spese di gestione: il 41% dei costi di gestione delle basi Usa sono a carico del paese che le ospita. Solo per la Ederle l’Italia paga già 65 milioni di euro annui.

Consumi, spese e bollette: ma possibile che non ci guadagniamo nemmeno un euro? Gli statunitensi non portavano “schei”? Sì un po’ di soldi ne portano, anche se nulla in confronto a quelli che ci fanno spendere. Ma il problema principale è: dove vanno a finire questi dollari?
Affari: generalmente intorno alle basi USA, autosufficienti in tutto, non fioriscono attività commerciali.
Posti di lavoro: oggi circa 700 cittadini vicentini lavorano direttamente per gli statunitensi, con stipendi per 23 milioni di euro annui. Ma se i 65 milioni di euro/anno da noi spesi per mantenere la Ederle venissero investiti in Sanità, Protezione Civile, Scuola e altri servizi per la cittadinanza si creerebbero oltre 2000 posti di lavoro.
Investimenti: dei 475 milioni di euro definitivamente destinati dal Congresso Americano ad opere edili (tra cui costruzione della nuova base militare ed alloggi per le famiglie dei soldati, ristrutturazione Ederle e Site Pluto) solo 45 milioni li guadagnerebbero ditte vicentine, mentre il grosso del bottino, ben 430 milioni di euro, andrebbe a C.m.c. e Lega delle Cooperative, altre ditte non venete e ditte straniere.
Spese annuali sul territorio: attualmente, le entrate che la città registra grazie all’utilizzo di infrastrutture, beni e servizi e agli affitti statunitensi sono pari a 127 milioni di euro. Dopo la realizzazione di nuovi villaggi, strutture ricreative ed altri aggiustamenti tecnici previsti, le spese statunitensi sul territorio si ridurrebbero da 127 a 50 milioni di euro/anno. Le 13.400 aziende che operano a Vicenza fatturano 7.000 milioni di euro/anno. Questi 50 milioni rappresenterebbero lo 0,7% dell’economia vicentina.

Sembriamo venali? Bene, veniamo a problemi di tipo non pecuniario.
Inquinamento: secondo l’EPA (l’agenzia per la protezione dell’ambiente incaricata dal Congresso statunitense di potenziare e far rispettare le leggi in materia) le basi militari rappresentano il maggior inquinatore degli Stati Uniti, producono rifiuti dal gravissimo impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini (si pensi ai periclorati e al TCE). Gli ordini imposti dell’EPA sono stati in passato disattesi dal Pentagono che si è rifiutato di bonificare basi e firmare accordi previsti per legge.
Falda acquifera: data la scarsa consistenza del terreno su cui si è scelto di costruire l’insediamento militare, risulterebbe necessario piantare migliaia di pali di consolidamento fino ad una profondità di venti metri. Questi, uniti al previsto tunnel della “tangenziale nord” che passerebbe sotto alla base militare (a circa 40 metri di profondità), creerebbero una barriera allo scorrimento dell’acqua che costituisce la preziosa falda acquifera che serve le zone di Vicenza, Padova e Rovigo. A nord della barriera la falda crescerebbe mentre a sud subirebbe un abbassamento.
Abitazioni e capannoni industriali: queste modificazioni della falda e del terreno porterebbero le costruzioni ad abbassarsi da un lato e ad alzarsi dall’altro. Pochi millimetri possono essere sufficienti a provocare danni ingenti ad ogni tipo d’edificio.
Impunità: come insegna il Cermis, i reati commessi da soldati statunitensi, anche all’esterno delle basi, non sono soggetti alla giurisdizione italiana.
Sofferenza psichica: i casi di disagio sociale e mentale non si contano tra i reduci di guerra. Vicenza ha conosciuto prima di altre città la diffusione di droghe pesanti, proprio grazie ai reduci del Vietnam.

Insomma, se la matematica non è un’opinione, da tutti questi numeri ricaviamo l’ennesima carrellata di motivazioni per essere contrari alla nuova base militare e andare a votare Sì alla consultazione del prossimo 5 ottobre.
Sì, l’aria deve restare pulita!
Sì, la falda acquifera deve continuare a dare acqua ai cittadini!
Sì, AIM deve fornire servizi utili alla comunità vicentina!
Sì, AMCPS deve essere libera da ingenti spese aggiuntive che non portano vantaggi alla cittadinanza!
Sì, il 100% delle nostre tasse deve servire per fini da noi condivisi!
Sì, le sofferenze psichiche vanno alleviate e non incrementate!
Sì, siamo contrari alla base militare!
A meno che non si decida di usare due pesi e due misure, come fanno gli statunitensi che qui vorrebbero costruire basi militari nel cuore di una città UNESCO mentre negli States le situano ad almeno 30 km dai centri urbani.

Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Settembre 2008 17:52 )  
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