EDITORIALE/ IL SOGNO DI UNA SCUOLA

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Roma, 18 novembre 2008

Agli aderenti a “Sinistra cristiana – Laici per la giustizia”
e ad altri destinatari a vario titolo interessati


IL SOGNO DI UNA SCUOLA

Cari Amici,
domenica 9 novembre si è riunito a Bologna quello che abbiamo convenuto chiamare “il Gruppo storico di lavoro”, vale a dire quanti hanno preparato il convegno programmatico della Sinistra cristiana del 4 ottobre, e che su invito di questo mantengono la guida provvisoria dell’iniziativa, in attesa di una riunione nella quale sia possibile dotarsi di uno statuto e di appropriati dirigenti .
Il Gruppo ha constatato il successo dell’assemblea romana, soprattutto per il numero, la qualità e la varietà di provenienze dei partecipanti. Le relazioni e il dibattito hanno messo insieme un ricco materiale di riflessioni, analisi e prospettive programmatiche che, facilmente consultabili sul sito www.sinistracristiana.net, costituiscono un piccolo patrimonio da cui partire per costituire i gruppi locali e avviarne il lavoro ai fini del servizio che vogliamo rendere. Il fatto che alla formazione di questo piccolo patrimonio abbiano contribuito personalità molto significative corrispondenti a identità culturali diverse – giuristi, sindacalisti, una suora, un pastore battista, un musulmano, cristiani credenti e laici non cristiani – ha messo in evidenza come l’iniziativa non si ponga su un piano confessionale, non intenda stabilire confini nei confronti di alcuno e voglia muoversi nel massimo pluralismo.

Il consenso sul nome

Il gruppo di lavoro ha preso atto che con la celebrazione del convegno e l’ampio consenso che vi si è manifestato, si può considerare conclusa la pur appassionante controversia sul nome, se cioè fosse conveniente congiungere a una proposta politica il nome cristiano. È infatti prevalsa l’idea di far corrispondere il nome alla cosa e di chiamare cristiani i cristiani; come dice Geremia “cambia forse un Etiope la sua pelle o il leopardo la sua picchiettatura?”. Nello stesso tempo il nome vale a tenere sempre sotto scacco la cosa: come il gruppo di lavoro ha ricordato facendo proprie le parole pronunciate nell’intervento introduttivo all’assemblea, “non impunemente ci si può dire cristiani; è un nome che non ci decora, ma che ci giudica, e richiederebbe da chiunque accetti di riunirsi a tale titolo una capacità superiore di indignazione e di mitezza, di coraggio e di pazienza, di intransigenza e di indulgenza, di cui  non so se tutti saremo capaci”; è proprio su questo crinale che dovrebbe costruirsi l’identità del movimento.
Il gruppo di lavoro ha peraltro trovato una convalida di questa posizione e una ragione di speranza nella elezione di Barack Obama, un “cristiano americano” che ha alzato la bandiera del cambiamento senza dissimulare la propria identità di nero e di cristiano; anzi apertamente le rivendicò quando, in un discorso del 28 giugno 2006 affermò che i problemi sociali non sono “problemi tecnici” che non richiedano un investimento di valori e di culture; che non sarebbe immaginabile il discorso di Martin Luther King “I have a dream” senza il suo riferimento a “tutti i figli di Dio”; che sbagliano coloro che “chiedono ai credenti di lasciare la religione fuori della porta prima di fare il proprio ingresso in pubblico”, e che egli stesso non se ne sarebbe reso conto se non avesse fatto l’esperienza “della chiesa nera e della sua storia”; d’altronde egli contestò ai leaders conservatori della destra religiosa l’attacco alla separazione tra Chiesa e Stato,  di cui essi non capivano come fosse presidio della libertà religiosa e come fosse stata una rivendicazione delle “minoranze religiose perseguitate, preoccupate del fatto che una qualsiasi religione appoggiata dallo Stato potesse ostacolarli nella professione della loro fede”.

 Il sito di Sinistra cristiana
 
Il gruppo di lavoro ha poi richiamato l’attenzione sul sito www.sinistracristiana.net esprimendo a Giovanni Pecora il più vivo ringraziamento per l’abnegazione con cui lo ha approntato e lo cura. Nel sito si trovano notizie e documenti sulla vita del movimento, a cominciare dagli atti dell’assemblea di ottobre, ed è al momento il maggiore strumento di comunicazione tra noi. Rivolgiamo pertanto il più pressante invito agli aderenti e  agli altri interessati, a sintonizzarsi frequentemente sul sito e a farlo conoscere. Esso è ricco di contenuti e continuamente aggiornato. Per incrementare la comunicazione  e gli strumenti di riflessione è stato anche deciso di dar vita a una news-letter quindicinale, che arriverà direttamente nella posta elettronica dei destinatari.
Il gruppo di Bologna rivolge inoltre un appello a tutti gli aderenti e simpatizzanti perché promuovano nelle diverse sedi delle riunioni sia per dar inizio ai gruppi di Sinistra cristiana, sia per cominciare ad affrontare i problemi da mettere al centro dell’analisi e dell’azione politica. Questa è la cosa più urgente, perché la nostra iniziativa prenda corpo nel territorio. A questi incontri potranno partecipare a pieno titolo anche appartenenti a partiti esistenti; è chiaro che la Sinistra cristiana è interessata a un rapporto privilegiato con le formazioni della sinistra, così come con il Partito Democratico e l’Italia dei valori; essa è ben consapevole del ruolo del Partito Democratico come nucleo rilevante di uno schieramento che ha il compito di contrastare l’egemonia della destra e di salvare la democrazia nel nostro Paese; tuttavia ritiene che sia nell’interesse dello stesso Partito Democratico, contro ogni tentazione di autosufficienza e di solitudine, battersi per il ripristino di una democrazia veramente pluralistica al riparo da cadute personalistiche e maggioritarie.
Il gruppo di Bologna infine indica quattro grandi direzioni di lavoro e di impegno.

Sconfiggere il referendum Guzzetta

1 – Contrastare l’ulteriore involuzione oligarchica del sistema politico italiano, sconfiggendo il referendum Guzzetta volto a fare di un solo partito l’arbitro della politica nazionale. Si rileva con preoccupazione come il tema sia oggi del tutto trascurato nel dibattito politico nella presunzione, probabilmente infondata, che prima del referendum le Camere potranno varare una nuova legge elettorale. Occorre invece promuovere subito una mobilitazione sia per accendere la sensibilità del Paese, sia eventualmente per far fallire il referendum e ancora una volta salvare la Costituzione. Un libro curato da Domenico Gallo, “La dittatura della maggioranza”, edito da Chimienti (segnalato nel sito) può essere uno strumento utile in questa battaglia.
Al di là dell’urgenza relativa alla legge elettorale la lotta per la Costituzione dovrà essere sempre l’impegno prioritario dei nostri gruppi, per la difesa e l’attuazione dell’universalità dei diritti, secondo le indicazioni di Valerio Onida al nostro convegno. La massima attenzione deve essere rivolta all’emergenza razzismo. Un compito specifico da assolvere è quello di smascherare il razzismo dissimulato, svelando il contenuto razzista di parole e atteggiamenti che anche la politica usa con doppiezza e senza innocenza, favorendo il formarsi di un costume che poi sfocia in efferati episodi di violenza.

Obiettivo pace

2 – Tenere alto il livello di attenzione, di analisi e coinvolgimento intellettuale e politico riguardo alla vita internazionale, nella fase delicatissima della crisi della globalizzazione e del passaggio dall’una all’altra presidenza americana. Un cambiamento dell’atteggiamento degli Stati Uniti potrà essere un cambiamento del mondo, ma è chiaro che attorno a ciò si giocherà una partita durissima, che potrebbe presentare momenti di grande pericolo. È molto importante un’azione politica dei cittadini che tenga ben fermo il punto d’arrivo, la pace e la costruzione di una comunità democratica di giustizia tra le nazioni, e vigili perché le vie siano conformi alla meta. In quest’ambito rientra il tentativo, preannunciato nell’assemblea programmatica di ottobre, di ottenere dall’America di Obama la rinunzia alla installazione della nuova base per la guerra nucleare di Vicenza.

Restituire salute e istruzione a logiche non aziendali

3 – La terza grande questione è quella di ricostruire dalle fondamenta la sanità, la scuola e gli altri grandi servizi pubblici sul primato dell’umano Oggi a seguito delle riforme aziendalistiche degli ultimi decenni essi sono fondati sul primato del prodotto (letti occupati, operazioni eseguite, diplomi elargiti e così via). L’esperienza di questa aziendalizzazione, che è la forma più estrema di privatizzazione perché cattura alla legge del mercato e del profitto anche i servizi forniti dalla comunità politica, è devastante. La sanità si occupa solo delle malattie e non della salute, rinunciando a prevenire tumori, cirrosi e altre malattie causate dalle condizioni ambientali; la scuola traghetta i ragazzi dalle famiglie alla società senza educarli e farli crescere; i trasporti penalizzano i viaggiatori ridotti a clienti; la Televisione è finalizzata alla pubblicità fatturata, e non alla sostanza del messaggio.  L’aziendalizzazione, oltre che agire sullo snaturamento dei fini fa venire meno ogni possibilità di democrazia e partecipazione. È proprio delle aziende essere gestite in modo autocratico; e quando sono portate nella sfera pubblica, l’aziendalizzazione non solo dà più poteri agli esponenti politici che nominano gli amministratori, ma mette la gestione interna in mano a poteri inappellabili, finché protetti dalla copertura politica. Il recupero di una differenza tra pubblico e privato e la ricostruzione delle funzioni, delle finalità e delle modalità democratiche del pubblico servizio (che può benissimo essere governato con corretti criteri economici di gestione), sono parte essenziale della battaglia da fare.

Promuovere una Costituente per la scuola

4 – Tra tutto questo sembra al gruppo di lavoro di Bologna che il terreno di impegno prioritario per la Sinistra cristiana debba essere quello della scuola. Oggi la scuola è oggetto di un massiccio tentativo di controrivoluzione; e che questo parta dalle elementari ne indica le ambizioni, che sono quelle di cambiare non solo la scuola ma la società. Nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare è massimo infatti l’impatto sulle famiglie e sulla società; una scuola elementare pubblica che venga meno al suo ruolo verso i bambini e le famiglie, divarica la società civile dallo Stato e diventa un potente volano di una privatizzazione generalizzata. Le lotte in corso in tutta Italia, tra cui quella straordinaria del movimento studentesco,  dimostrano che il Paese lo ha capito, che si sente attaccato in un bene collettivo altamente simbolico e amato, e intende difenderlo.
Tuttavia a noi sembra che né questa battaglia sia sufficiente, né, se si ferma a una pura difesa delle conquiste da mantenere, alla lunga possa essere vincente.
Nella sua versione attuale, anche al meglio delle sue risorse, la scuola italiana non può che riprodurre la società così com’è, o anche farla decadere man mano che avviene la trasmissione da una generazione all’altra. C’è invece bisogno di una scuola che sia in grado di formare nuove generazioni capaci di costruire una società nuova. Dunque la domanda è di quale scuola abbiamo bisogno perché veramente da essa si possa generare la “Repubblica fondata sul lavoro”, secondo il disegno costituzionale.
A decidere come debba essere tale scuola, cosa vi si debba insegnare, come  ci si debba vivere, quale debba essere il suo rapporto con le culture e i mondi vitali – e non solo col mondo produttivo – non possono essere gli esperti. Il difetto delle riforme che si sono succedute, di ministro in ministro, negli ultimi anni, è precisamente quello di essere state concepite dagli esperti e dalle commissioni ministeriali. Invece deve essere la società che inventa e produce la sua scuola.
Perciò noi pensiamo a una complessa iniziativa che:
a) ponga il problema di una riforma della scuola che la renda capace non solo di riprodurre la società esistente (quella con le tre I), ma di produrne una nuova;
b) recepisca le proposte e le esperienze del movimento studentesco, delle aggregazioni degli insegnanti, dei sindacati e delle altre realtà significative operanti nel mondo della scuola;
c) promuova riunioni e incontri di insegnanti, educatori, genitori, pedagogisti, studenti, lavoratori, cittadini, per una prima istruttoria sul tema;
d) avvii la più larga consultazione nel Paese per raccogliere analisi e proposte;
e) indica convegni intermedi per approfondire l’uno o l’altro aspetto della scuola da costruire; in particolare uno o più convegni nel Mezzogiorno per discutere – come era detto nel comunicato della nostra adesione allo sciopero del 30 ottobre – “le caratteristiche di una scuola nel Mezzogiorno che sia fucina di una società della convivenza, antidoto alle culture della mafia della camorra della ‘ndrangheta e della competizione selvaggia, e centro di una cultura mediterranea, pluralista e fattore di unità e di giustizia tra le nazioni”;
f) conduca alla fine a una Costituente per la scuola, cioè a un’assemblea rappresentativa delle persone e delle entità che abbiano partecipato al processo, per trarne le conclusioni e riversarle in uno o più documenti programmatici in vista dell’auspicata riforma.
Tutto questo richiede un grande sforzo di autorganizzazione, che dovrà far leva su tutte le energie disponibili nelle diverse realtà locali, non potendo – per la stessa scelta di dar voce alla società civile – dipendere da una iniziativa e da una guida centrale.

Naturalmente il sito www.sinistracristiana.net pubblicherà i materiali e seguirà lo sviluppo dell’iniziativa, e così farà la newsletter, mentre l’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. sarà a disposizione per raccogliere suggerimenti e notizie sulle attività svolte. In tal modo non solo si potrà offrire un vero “Servizio politico” alla società italiana, ma potrà anche prendere corpo e autorevolezza quello strumento che abbiamo promosso col nome di “Sinistra cristiana”.
Ogni vostra reazione e commento a questa lettera sarà gradito.
Un cordiale saluto

                                                                                           Per il “Gruppo storico di lavoro”
                                                                                                   Raniero La Valle

 

 
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